
La posizione della lettera “G”, che nell'acronimo ESG sta per Governance, rilancia la percezione che la sua importanza sia inferiore a quella delle altre due tematiche rappresentate dalle lettere “E” (Environmental, ossia la sostenibilità ambientale) e “S” (Social, la sostenibilità sociale), che la precedono.
Ovviamente si tratta di una percezione errata, che nulla ha a che vedere con un’idea di scala collegata ai temi richiamati dall’acronimo ESG.
Più probabilmente la posizione delle lettere dell’acronimo rispecchia la semplice volontà di celebrare l’innovatività dei due concetti di sostenibilità, impostisi prepotentemente nel dibattito negli ultimi anni, per una serie di diverse contingenze.
Tuttavia, sembra evidente come la Governance sia il vero filo rosso che lega e supporta la sostenibilità: senza di essa mancherebbe la dimensione strategica, in grado di dare forza e sostegno agli obiettivi e alle attività della sostenibilità ambientale o sociale; inoltre se si analizzano gli ambiti per la definizione del #rating di #sostenibilità, emerge un dato interessantissimo: i quesiti inerenti la governance sono in numero decisamente maggiore di quelli inerenti tematiche strettamente ambientali e/o sociali.
Questa semplice osservazione ci permette di affermare senza timore di essere troppo fantasiosi che, per potenziare la sostenibilità è necessario che chi ha il potere di decisione, comando e controllo nell’Organizzazione sia coinvolto e consapevole, definisca regole e fornisca risorse.
Che abbia dunque lo stesso atteggiamento che si richiede nei sistemi di gestione che non hanno dimensione ambientale o sociale e che convenzionalmente si fanno ricadere sotto la “G”.
Rischio come concetto trasversale
Merita qui di essere sottolineato come anche le norme di governance hanno un filo rosso che le lega: è il concetto di rischio, che corre trasversale a tutte le norme, ma che viene declinato da ognuna secondo la sua specifica ottica.
“Rischio”, su cui ciascuna norma chiede all’Organizzazione di riflettere, per definirne impatti e verosimiglianza di accadimento al fine di porvi rimedio, attuando le più adeguate contromisure. Questo processo di gestione del rischio genera una profonda #consapevolezza nell’Organizzazione che lo attua, in grado di modificare l’andamento delle sue performances in maniera netta. E una governance consapevole di fatto assicura che l’Organizzazione operi in modo etico, trasparente e responsabile, anche al di fuori dei concetti di sostenibilità.
Considerato il clima generale di apprezzamento dei comportamenti #etici, la ricaduta di tutto ciò è senz’altro l’aumentata fiducia degli stakeholders e i vantaggi competitivi che ne conseguono; parliamo in questo caso di benefici di cui gode direttamente l’Organizzazione, anche a livello economico; ma questo circolo virtuoso è anche capace di instaurare un modus operandi che ha ripercussioni positive sulla/sulle collettività. Come non pensare, in questo senso, ai sistemi di gestione per la protezione dei dati personali, sullo sviluppo e uso dell’intelligenza artificiale, sull’anticorruzione?
Governance, dunque, come leva che eleva.